Il feudo dei Pizzi

Nel 1463, il Serenissimo Re Ferrante D’Aragona concesse all’ill.mo Principe Matteo Di Capua le terre di Palena, Lama, Montenigro, PIZZI e Forca Palena.

Il Feudo dei PIZZI, su cui sorgevano ancora i ruderi di un antico Castello, era chiamato anche PIZZO. Quest’unico e grande appezzamento di terra, con RUBRICA separata, venne suddiviso in quattro feudi rustici disabitati, ciascuno dei quali ebbe un nome diverso: il primo era denominato “Castelletta o Castel Giovanni Alberico”, il secondo “Pizzi di Sotto o Feudicchio”, il terzo “Selvoni”, il quarto ed ultimo feudo, più esteso, era noto con il nome di “Pizzi di Sopra o Cascerie”. Quest’ultimo lo troviamo intestato, nel 1664, al barone Michelangelo Melucci per morte di suo padre Guglielmo Melucci.

Prima ancora, il suddetto feudo era stato tenuto dalla Casa dei principi di Conca: Giulio Cesare, Matteo di Capua, Donna Dorotea  (dietro pagamento del Relevio).

Nel 1666 detto feudo passò in beneficio di Pietro Amorosi, con privilegio di Regio Assenso per l’eccellentissimo Don Pietro Antonio D’Aragona vicerè del Regno e del Sacro Regio Consiglio. Le altre parti di feudo passarono  di proprietà dai di Capua ai D’Aquino. (vedi “Le ultime intestazioni feudali nei Cedolari degli Abruzzi” di Giovanni Bono pag. 9-11)

Nel 1748 il feudo denominato Pizzi di Sopra o Cascerie passò per successione alla baronessa Maria Maddalena Amorosi e da questa a suo cugino Nicola Carosi-Amorosi (con Regio Assenso del 20 giugno 1749 registrato nei Regi Quinternioni della Regia Camera della Sommaria al 9 gennaio 1750 n.282 foglio 288) e, successivamente,  al  nipote di quest’ultimo Giovanni Carosi-Amorosi, nel 1764, ancora con privilegio di Regio Assenso del 16 novembre registrato nei Quinternioni al n. 303 del foglio 218.

Alla morte del barone Giovanni Carosi, avvenuta nel 1801, gli successe il figlio Pietro che mantenne il feudo e l’intestazione sino all’eversione della feudalità avvenuta nel 1806. Il Relevio e lo jus Tapeti furono pagati sino all’agosto del 1805.

Alcuni anni dopo l’eversione della feudalità, al barone Pietro Carosi successe la figlia primogenita baronessa Elisabetta Carosi-Amorosi, che sposò suo cugino, il barone colonnello Giampietro Tabassi di Zollerant. D’ora in poi tutta la storia dei Carosi-Amorosi si identificherà in quella dei Tabassi.

pianta planimetrica

Antica pianta del feudo dei “Pizzi di Sopra o Cascerie”, degli Amorosi – Carosi – Tabassi

INTESTAZIONE FEUDALE AL BARONE DEI PIZZI DI SOPRA O CASCERIE,  Pietro Carosi–Amorosi.

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A tutti coloro che furono intestatari di Feudi nei Regi Cedolari, spetta il titolo di Barone, sempre che il possessore del feudo, all’abolizione della feudalità, avesse posseduto: “feudo nobile insignito di effettiva giurisdizione ed investitura Sovrana”.

E quando i feudi si potevano considerare tali?…

Quando conferivano Titoli; quando il passaggio di una zona, di un territorio su cui si estendeva un potere di una persona, avveniva tra un feudatario a l’altro e quando il feudo fosse stato concesso dal Re e dato, su di esso, un potere.

E’ il caso del Feudo sopra descritto

I Feudi, inoltre, nel Regno di Napoli, sia che fossero rustici, sia che fossero abitati e non abitati, nobilitavano sempre, (Quindi erano NOBILI).

Ultimamente il Titolo di Barone veniva riconosciuto, con Regio Decreto di convalida, secondo quanto stabilito dall’Art. 19 del R.D. 7/6/1943, a colui che, ove la feudalità avesse continuato ad esistere, sarebbe stato il 7 settembre 1926 l’intestatario del feudo ed ai suoi discendenti, a norma del presente Ordinamento.

Nel 1926 l’intestatario del suddetto feudo era il mio nonno dott. Giampietro Tabassi di Lama dei Peligni, a cui spetta il titolo di Barone (Barone dei Pizzi di Sopra o Cascerie).

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REFUTA

Refuta del titolo di “Marchese di Navelli” da parte del marchese Giacomo Tomasetti–Trasmondi, nel 1873, a favore del mio bisnonno barone Avv. Giovanni Tabassi di Zollerant, da trasmettersi ai discendenti maschi primogeniti, di generazione in generazione, ad infinitum. 1 

 

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Il 3 luglio 1998, la Frigia Casa Amoroso D’Aragona, ha risoluto di decretare ed ha DECRETATO di rinnovare alla mia persona, il sottoscritto Marchese Giovanni Tabassi di Navelli (residente a Lama dei Peligni CH), “il dono di tradizione cavalleresca della dignità nobiliare sopra detta con il privilegio di potersi fregiare dell’Arma gentilizia” qui sotto riportata.

 stemma_notarileArma gentilizia di dignità Marchionale, posto in Maestà.

Descrizione: “Inquartato, nel I° TOMASSETTI, nel II° CAROSI, nel III° AMOROSI, nel IV° ZOLLERANT, sul tutto TABASSI.

 Sormontato da elmo marchionale, con cercine di nero e di azzurro, assortito da svolazzi di rosso foderati d’argento e nappe d’oro, sostenente la corona marchionale ortodossa cimata di cimiero di drago uscente e spiegato di rosso. Lista bifide d’oro, foderata di rosso, caricata del motto “HOSTIS IN HOSTEM” di nero”.

  1. 1: Archivio Notarile di Chieti, Registrato l’11 settembre 1877 al n. 825 lib. 2, vol. 19, foglio 92.

 

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