Il viaggiatore ed artista inglese Edward Lear ospite della famiglia Tabassi

Francesco (1795-1877), fratello del barone colonnello Giampietro Tabassi di Celano, visse sempre nobilmente a Sulmona nell’avito palazzo Tabassi in via Mazara, di fronte alla chiesa di San Francesco dei Padri Conventuali. Fu uomo di grande temperamento ed aristocratico signore. Godè molte simpatie tra i suoi concittadini e fu cultore di studi  dall’ingegno acuto e versatile.

Egli prese in moglie la nobildonna Aurora Corvi ed ebbe una sola figlia di nome ANGELA, che andò in moglie a Giuseppe Mazzara.

Nel 1843, Francesco ospitò nel suo palazzo il viaggiatore ed artista inglese Edward Lear, che ne descrisse la vita domestica.

A ricordo di tale occasione, fu posta dagli eredi Scalzitti, attuali proprietari del palazzo, una lapide commemorativa, tuttora esistente nel cortile.

Lear, ospite anche degli altri fratelli di Giampietro, Stefano e Panfilo, rispettivamente a Pescina e Celano, così descriveva nel suo libro “ VIAGGIO ILLUSTRATO NEI TRE ABRUZZI”:

 <<…Don Romeo Indelicato (nome piuttosto curioso, come ognuno può notare) mi aveva gentilmente fornito di una lettera per una delle principali famiglie del paese, i Tabassi.

Ho già riferito tanto di Celano che non resta che dare qualche notizia sui miei nuovi ospiti e sulla loro famiglia. I Tabassi sono originari di Solmona e di loro si parla in vecchi libri come tra i più antichi di quella città. I loro possedimenti sono disseminati per gli Abruzzi: il fratello maggiore, il Barone Tabassi, risiede a Chieti; Stefano abita a Pescina; Francesco ha una bella casa a Sulmona e Panfilo vive a Celano con due sorelle non sposate; una terza è monaca.

Ho passato quattro giorni a Celano; Don Francesco e Don Panfilo, Donna Costanza e Donna Felicetta erano allora gli occupanti della casa paterna. Questa buona gente colse tutte le occasioni per farmi favori e per aiutarmi; ma mi lasciò fare quello che preferivo per quanto riguardava le mie occupazioni fuori casa. Alla sera, alcune persone della città venivano in casa e si divertivano a guardare i miei disegni, in cui riconoscevano le proprie case e quelle di altri… Eravamo seduti a cena nella prima sera del mio arrivo, quando mi sono sentito improvvisamente spingere avanti la sedia, finchè il mio naso ha quasi toccato il tavolo. Ho pensato: sarà un nuovo modo escogitato dal domestico che sta dietro per sistemare ciascun convitato nel posto adatto; ma subito dopo tutta la famiglia si è alzata in piedi e alcune persone eccitate sono entrate correndo nella stanza e gridando: “Terremoto”…La famiglia Tabassi viveva in modo semplice, nel benessere, senza alcuna ostentazione. Le stanze del loro palazzo erano comode per una residenza italiana; ma un occhio inglese quasi rimpiange la mancanza di tende, di tappeti e di abbondante mobilio, anche là dove il clima caldo non rende necessario un simile lusso…Don Panfilo mi condusse all’interno del castello, un nobile edificio: i portali intarsiati, le finestre, il cortile, la cappella, tutto secondo una solenne magnificenza baronale, ma trascurata e in decadenza…Alle dodici (poiché ci eravamo alzati alle quattro) abbiamo mangiato una buona minestra, merlani freschi, cappone bollito, fette di prosciutto crudo e salsicce di Bologna, montagne di macaroni,  vitello ripieno, piccione arrosto, pere, prugne e meloni furono assai graditi; e questo era l’usuale livello dei loro pasti.

Dormire – disegnare fino all’imbrunire – società – cena…”

Poi, parlando di Pescina, così descriveva:

 “….Pescina è un grande paese con tremila abitanti; colpisce per la sua posizione sul fianco di un selvaggio burrone o gola, attraverso cui il piccolo fiume corre verso il

lago. Le sue case sono ammonticchiate in maniera molto singolare, l’una sull’altra; la maggior parte ha annesso alcune colombaie. Un castello in rovina corona l’intero quadro.

Appena arrivato, mi rivolsi a Don Stefano Tabassi,  persona cortese ed erudita che vive al Palazzo Tomasetti, un edificio ai piedi del paese, contenente, come al solito, un labirinto di stanze, tappezzate con arazzi sbiaditi o drappi rossi e adornate ad infinitum  di ritratti. Due giovani abati, suoi nipoti, mi accompagnarono alla grande attrattiva di Pescina, la casa dove  il 14 luglio 1602 nacque il Cardinale Mazarino…Don Stefano de’ Tabassi assicura pranzetti davvero eccellenti, ed i suoi vini sono degni di una nota particolare. La sua conversazione era molto piacevole, talchè le nostre ore di riunione e di cena passavano via allegramente. L’ospitalità sincera di questa gente non sarà mai  apprezzata abbastanza…”

  Infine, recatosi a Sulmona, così descriveva:

 “…Subito dopo, la valle dischiude l’ampia veduta della pianura di Solmona con tutte le sue incantevoli montagne.

Entrando nell’antica città dei Peligni per la seconda volta, mi recai presso l’accogliente Palazzo Tabassi, dove Francesco (chiamato Don Ciccio) mi ricevette con la massima cordialità possibile il 15, 16, 17 settembre 1843. Questi giorni li passai a Sulmona nel modo più piacevole; lodare il buon gusto e la gentilezza dei miei ospiti non sarebbe che una ripetizione di quanto ho già scritto…

il 18 settembre 1843 – Lasciando la mia roba a Casa Tabassi, partii su una corrida alla volta di Popoli…>>  1 

 

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da Sinistra: Stefano Tabassi, Francesco Tabassi e Angela Tabassi, figlia di Francesco, sposata con Giuseppe dei Marchesi Mazzara.

  1. 1: Edward Lear, Viaggio Illustrato nei Tre Abruzzi, (1843-1844), Sulmona 1974, pag. 88-109, Biblioteca comunale – Sulmona.

 

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