{"id":215,"date":"2013-01-08T18:08:09","date_gmt":"2013-01-08T18:08:09","guid":{"rendered":"http:\/\/www.giovannitabassi.it\/?page_id=215"},"modified":"2019-12-24T01:25:54","modified_gmt":"2019-12-24T00:25:54","slug":"il-ramo-dabruzzo-e-la-signoria-di-sulmona-1235-lesilio","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.giovannitabassi.it\/?page_id=215","title":{"rendered":"Il ramo d\u2019Abruzzo e la signoria di Sulmona (1235)  &#8211;  L\u2019Esilio"},"content":{"rendered":"<p>Intorno al 1220-1225 l\u2019imperatore Federico II di Svevia, figlio di Enrico VI, era\u00a0 impegnato nel riordinare il Regno di Sicilia ereditato dai Normanni. Dalla Sicilia si volse verso i Comuni dell\u2019Italia centrosettentrionale che avevano ripreso la politica autonomistica, nell\u2019intento di ridurne le autonomie, sottometterli e costringerli a riconoscere la sovranit\u00e0 imperiale. In una delle spedizioni che il sovrano comp\u00ec in questo periodo, giunse in Abruzzo VALERIO Tabassi, figlio terzogenito di Landulfo.<\/p>\n<p>Secondo lo scrittore Mugnos, il detto Valerio, che\u00a0 aveva assunto anch\u2019egli la carica di primo Maggiordomo, in ricompensa dei suoi distinti servigi militari resi all\u2019imperatore Federico II, ottenne la Signoria della citt\u00e0 e del Castello di Sulmona, per s\u00e9 e per suo figlio Federico, <strong>cos\u00ec come si legge nel seguente Decreto Imperiale<\/strong>, riportato dallo stesso Mugnos:<\/p>\n<p><i>\u00a0<strong>\u201cImperatore Federico Secondo, Cesare dei Romani sempre Augusto etc.<\/strong><\/i><\/p>\n<p><strong><i>Al nobile soldato Valerio Tabasso nostro Maggiordomo fedele e diletto. <\/i><\/strong><\/p>\n<p><strong><i>A noi sono noti non solo i molti servigi portati in ogni tempo da te e dai tuoi predecessori a Noi e ai Nostri predecessori, ma anche l\u2019antica Nobilt\u00e0 tua e di Quelli, la quale trasse la sua origine in Germania dai Conti di Zollerant e ugualmente da Aldemaro\u00a0 del\u00a0 Castello\u00a0 Tabasso\u00a0 in\u00a0 Svevia,\u00a0\u00a0 fedelissimo\u00a0 Barone\u00a0 e\u00a0 consigliere\u00a0 del Serenissimo Imperatore Federico, Avo Nostro di felice memoria e tesoriere, tutta la sua posterit\u00e0 prese il cognome di Tabasso. Ci sembr\u00f2 opportuno dare a te, in compenso dei soprannominati servigi, concedere il Castello con la totale amministrazione di tutta la citt\u00e0 di Solmona ed il comando mero e misto per tutta la tua vita e al figlio tuo Federico vita natural durante, in seguito; secondo il nostro regio ed imperiale beneplacito\u201d.<\/i><\/strong><\/p>\n<p><strong><i>Magonza \u00a029 marzo 1235.<\/i><\/strong>\u00a0<sup class='footnote'><a href='#fn-215-1' id='fnref-215-1' onclick='return fdfootnote_show(215)'>1<\/a><\/sup><\/p>\n<p>Pertanto Valerio Tabasso, nel 1239, prese possesso della citt\u00e0 di Sulmona e l\u00ec stabil\u00ec la sua Casata con magnificenza e splendore, nella pi\u00f9 importante citt\u00e0 d&#8217;Abruzzo di quel tempo.\u00a0Nell\u2019Opera di Francesco Sardi de Letto dal titolo <i>\u201cLa Citt\u00e0 di Sulmona \u2013 Impressioni storiche e divagazioni\u201d <\/i>al vol. I\u00b0 pag.121 sono elencati alcuni nomi di Principi che\u00a0 si susseguirono nelle Signorie di Sulmona. All\u2019inizio dell\u2019elenco si accenna a due Capitani di ventura. Potrebbe trattarsi proprio di Valerio Tabassi a cui fu concesso, insieme a suo figlio, il titolo di Signore di Sulmona dall\u2019Imperatore Federico II\u00b0 come risulta dalla medesima Relazione, gi\u00e0 precedentemente accennata, della Real Camera di Santa Chiara dell\u20198 agosto 1767 fatta a Sua Maest\u00e0 il Re di Napoli Ferdinando IV in occasione del fatto che Raimondo Tabassi, del ramo di Capua di cui si parler\u00e0 in seguito, volle far parte dei Cadetti del Reggimento \u201cReal Campagna\u201d, di cui potevano far parte solo cavalieri che avessero dato prova di vera ed antica nobilt\u00e0, secondo una legge dello stesso re. Cos\u00ec, in virt\u00f9 di questa relazione, Raimondo pot\u00e8 far parte di quel reggimento. La Relazione della Real Camera di Santa Chiara fatta a Sua Maest\u00e0 Ferdinando IV, \u00e8 conservata nel mio archivio privato in copia autenticata da Notaio<b> <\/b>(vedi pag.317)<b>.<\/b>\u00a0<sup class='footnote'><a href='#fn-215-2' id='fnref-215-2' onclick='return fdfootnote_show(215)'>2<\/a><\/sup><\/p>\n<p>Tale notizia, inerente la concessione di Sulmona in Signoria, non trova immediato riscontro storico, poich\u00e9 la citt\u00e0 a quell\u2019epoca risultava di regio demanio e non concessa in feudo. E\u2019 da considerare, per\u00f2, che verso il 1200 il governo civico interno di Sulmona era mantenuto da capitani del re. In altre parole, nelle lotte di parte, il vincitore lasciava libert\u00e0 di governo a coloro che lo avevano servito, delegando loro il potere.<\/p>\n<p>Infatti Federico II, nel 1229, pun\u00ec duramente Sulmona per le turbolenze verificatesi, sottoponendola, in seguito, a pesanti tributi fiscali a sostegno delle proprie campagne di conquista.<\/p>\n<p>Se si considerano tali situazioni, \u00e8 ipotizzabile che un potere pi\u00f9 o meno temporaneo sia stato esercitato in Sulmona da Valerio Tabasso, in qualit\u00e0 di fedele compagno d\u2019armi dell\u2019imperatore.<\/p>\n<p>Valerio ebbe due figli: FEDERICO, gi\u00e0 nominato e ALBERICO, che\u00a0 si dimostrarono poi gloriosi in guerra al seguito di re Manfredi e di Corradino di Svevia, per cui \u00e8 da ritenere che i Tabassi parteggiassero per gli imperiali e prendessero le armi contro Carlo I d\u2019Angi\u00f2, anche per la provenienza della loro famiglia. Estinti gli Svevi ed essendosi i francesi insediati stabilmente nel Reame di Napoli, i seguaci del vecchio regime furono perseguitati. Tra di loro erano compresi Federico ed Alberico Tabassi, costretti a fuggire\u00a0e a dirigersi verso Venezia.<\/p>\n<p>Richiamati in seguito\u00a0 da Carlo II d\u2019Angi\u00f2,\u00a0per effetto\u00a0dell&#8217;Indulto di perdono emanato dallo stesso\u00a0re in favore dei Sulmonesi,\u00a0\u00a0dietro richiesta di Papa Celestino V, i Tabassi tra il 1294-1295\u00a0rientrarono in patria e dopo qualche tempo,\u00a0adempiuti molti dignitosi incarichi militari, ottennero la grazia di quel re iniziando uno stretto rapporto di fiducia con gli Angioini.<\/p>\n<p>Reintegrati nei loro possessi del regno, i Tabassi ottennero nuovi favori durante il regno di re Roberto (1309-1343). I cavalieri GIOVANNI-ANTONIO e BERARDO, figli di Federico, si distinsero per virt\u00f9 e valore nelle loro gesta militari.<\/p>\n<p>A re Roberto successe la nipote Giovanna I, e CARLO Tabassi, cui fu imposto tale nome probabilmente in onore di Carlo II d\u2019Angi\u00f2, assunse a corte la carica di Gran Consigliere di detta regina.<sup class='footnote'><a href='#fn-215-3' id='fnref-215-3' onclick='return fdfootnote_show(215)'>3<\/a><\/sup> Tale titolo gli frutt\u00f2 ulteriori donativi, per i servigi prestati da lui e dai suoi antenati alla Corona di Napoli, tra cui era compreso il feudo di Pacentro. I suoi figli BERARDO e MASULLO, ed il figlio di quest\u2019 ultimo, MARINO, furono magnanimi capi delle imprese militari di re Ladislao (1386-1414). Si pu\u00f2 ipotizzare che Masullo e Marino furono i primi Tabassi a rientrare in Sulmona dopo l\u2019esilio sulla scia dei loro avi Valerio e Federico, capostipiti della famiglia Tabassi di Sulmona, ed entrambi succedettero anche nei feudi e nelle Terre del loro padre.<\/p>\n<p>I predetti godettero la stima di re Ladislao, il quale li dichiar\u00f2, con\u00a0 un privilegio del 1413, suoi <b>\u201cfamiliari fedeli e diletti\u201d<\/b><sup class='footnote'><a href='#fn-215-4' id='fnref-215-4' onclick='return fdfootnote_show(215)'>4<\/a><\/sup>\u00a0con tutti gli onori, dignit\u00e0 e prerogative annesse e per provvedimento dello stesso re, per qualche tempo, ressero ancora una volta la loro patria in Sulmona. I Tabassi alla fine del XIV secolo erano dunque rientrati ed ebbero\u00a0numerose e lussuose\u00a0residenze in Sulmona. Due secoli dopo, nel 1670, acquistarono tramite permuta il pi\u00f9 famoso palazzo gentilizio di via Ciofano recante una targa con la data 1449<sup class='footnote'><a href='#fn-215-5' id='fnref-215-5' onclick='return fdfootnote_show(215)'>5<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"color: #000000; font-family: Calibri; font-size: medium;\">\u00a0<\/span>QUADRO SINOTTICO TRA PERIODO STORICO E RESIDENZA DEI PRIMI TABASSI CONOSCIUTI<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.giovannitabassi.it\/wp-content\/uploads\/2013\/01\/quadro_sinottico-e1382522443566.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-large wp-image-1369 aligncenter\" alt=\"quadro_sinottico\" src=\"http:\/\/www.giovannitabassi.it\/wp-content\/uploads\/2013\/01\/quadro_sinottico-e1382522419427-550x354.jpg\" width=\"550\" height=\"354\" \/><\/a><\/p>\n<div class='footnotes' id='footnotes-215'>\n<div class='footnotedivider'><\/div>\n<ol>\n<li id='fn-215-1'> Decreto Imperiale di Federico II del 29 marzo 1235. F. Mugnos, (op. cit.), pag. 474.  <span class='footnotereverse'><a href='#fnref-215-1'>&#8617;<\/a><\/span><\/li>\n<li id='fn-215-2'> Relazione della Real Camera di Santa Chiara dell\u20198 agosto 1767.\u00a0Notaio Francescantonio Spada, Istrumento pubblico del 27 agosto 1815 (vedi pag. 317 del Libro al cap. 6) <span class='footnotereverse'><a href='#fnref-215-2'>&#8617;<\/a><\/span><\/li>\n<li id='fn-215-3'> I. Di Pietro, Memorie Istoriche Degli Uomini Illustri, pag.62. <span class='footnotereverse'><a href='#fnref-215-3'>&#8617;<\/a><\/span><\/li>\n<li id='fn-215-4'> G. Campanile, Notizie di Nobilt\u00e0, Archivio Famiglia Tabassi, Pag.246. F. Mugnos, (op. cit.), pag. 475. Privilegio del Re Ladislao del 10 gennaio 1413, registrato in Cancelleria. <span class='footnotereverse'><a href='#fnref-215-4'>&#8617;<\/a><\/span><\/li>\n<li id='fn-215-5'> R. Carrozzo, Banditismo e Nobilt\u00e0 all&#8217;ombra di Palazzo Tabassi in &#8220;Scripta et scripturae, Contributi per la storia di Sulmona&#8221;, a cura di E. Mattiocco, Lanciano, Editrice Itinerari, 2002, pp. 5-38. <span class='footnotereverse'><a href='#fnref-215-5'>&#8617;<\/a><\/span><\/li>\n<\/ol>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Intorno al 1220-1225 l\u2019imperatore Federico II di Svevia, figlio di Enrico VI, era\u00a0 impegnato nel riordinare il Regno di Sicilia ereditato dai Normanni. Dalla Sicilia si volse verso i Comuni dell\u2019Italia centrosettentrionale che avevano ripreso la politica autonomistica, nell\u2019intento di ridurne le autonomie, sottometterli e costringerli a riconoscere la sovranit\u00e0 imperiale. 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