{"id":218,"date":"2013-01-08T18:10:06","date_gmt":"2013-01-08T18:10:06","guid":{"rendered":"http:\/\/www.giovannitabassi.it\/?page_id=218"},"modified":"2019-08-01T23:12:12","modified_gmt":"2019-08-01T22:12:12","slug":"rassegna-di-personaggi","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.giovannitabassi.it\/?page_id=218","title":{"rendered":"Rassegna di personaggi"},"content":{"rendered":"<p><b>Giovanni Lorenzo I,<\/b>\u00a0contemplato tra i Consiglieri di stato e di guerra di re Alfonso e di re Ferdinando D\u2019Aragona. Instaurato e consolidato il dominio degli Aragonesi, Gianlorenzo Tabassi divenne Governatore Generale della Provincia d\u2019Abruzzo, come si rileva da una copia di lettera scritta da Palermo, dal re Alfonso, sovrano che compensava la vera nobilt\u00e0, e che mostr\u00f2 riconoscente stima nei suoi riguardi <strong>in una missiva del 28 marzo 1437<\/strong> del tenore seguente:<\/p>\n<p><strong><i>\u201cAbbiamo inteso con molta nostra allegria e letizia come Voi avete con tanta schiettezza e magnanimit\u00e0 governato la nostra provincia d\u2019Abruzzo, di modo che tutti i nostri vassalli rendano testimonianza secondo la loro giusta relazione, non potendo mai mentire sulla prudenza e sapere anche la sua antica nobilt\u00e0 tanto da tutti divulgata, verit\u00e0 questa da Noi conosciuta, mentre essa dagli antichi Conti di Zollerant trae la sua origine, dove Noi non lasceremo di ricordare, mentre viviamo i suoi buoni servigi, e le nostre obbligazioni, Dio vi conservi come Noi per molti anni.<\/i><\/strong><\/p>\n<p><strong><i>Palermo, 28 marzo 1437. Il re Alfonso.<\/i><\/strong><\/p>\n<p><i><strong>Al nostro molto amato e fedele consigliere Gianlorenzo Tabassi, conservi Dio\u201d.<\/strong>\u00a0<sup class='footnote'><a href='#fn-218-1' id='fnref-218-1' onclick='return fdfootnote_show(218)'>1<\/a><\/sup><\/i><\/p>\n<p>**<b>Giovanni Antonio<\/b> (1513-1572), barone di Castelvecchio nel 1550, ricopr\u00ec la carica di Sindaco nobile di Sulmona nel 1548 e in ricompensa dei servigi prestati alla Real Corona, pot\u00e8 godere di larghi privilegi. Ebbe in moglie Francesca Colombini di nobile famiglia sulmonese. Alla sua morte fu compianto dall\u2019intera popolazione e fu sepolto nel 1571 nella cappella di patronato della sua famiglia presso la chiesa dei Padri Conventuali in Sulmona davanti l\u2019Altare Maggiore, con la seguente iscrizione:\u00a0<sup class='footnote'><a href='#fn-218-2' id='fnref-218-2' onclick='return fdfootnote_show(218)'>2<\/a><\/sup><\/p>\n<p align=\"center\">DOM<\/p>\n<p align=\"center\">IO ANTONIO TABASSO<\/p>\n<p align=\"center\">CUM PLURIMA RELIGIONE<\/p>\n<p align=\"center\">VIRO<\/p>\n<p align=\"center\">TUM EXIMIA IN SUOS BONITATE MIRAQ IN\u00a0 PAUPERES LIBERALITAS<\/p>\n<p align=\"center\">CUM<\/p>\n<p align=\"center\">EX TENUI ADMODUM CENSU<br \/>\nMAGNIFICAS DIVINO NUMINE STRUXISSET<br \/>\nINGENTI SULM POPULI LUCTU<br \/>\nRAPTO<br \/>\nPOMPEIUS ET ANIBAL FILLI\u00a0 SCIPIOQ FRATER MAESTISSIMI<\/p>\n<p align=\"center\">VIXIT ANNOS LVII OBIT PRIDIE ID APR<\/p>\n<p align=\"center\">MDLXXII<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>**<b>Scipione<\/b> I (n.1515), figlio di Giovanni Lorenzo II, insieme al nipote Annibale fu familiare di re Filippo II come si legge dalla copia di Privilegio spedito da detto Sovrano il 19 febbraio 1574 e per i suoi grandi meriti di distinto cavaliere, ottenne molti privilegi ed esenzione di tasse, oltre che una scorta armata per propria difesa e l\u2019esenzione dalla giurisdizione ordinaria, rimanendo soggetto solo al Luogotenente generale del Regno. Ebbe per moglie Sulpizia Colonna dei principi di Stigliano. Fu tanto apprezzato da meritare la <b>\u201cfamiliarit\u00e0 e la continua commensalit\u00e0\u201d<\/b> da parte dello stesso re Filippo.<\/p>\n<p>**<b>Muzio <\/b>(1548-1572), figlio di Benedetto, fece parte dell\u2019Ordine dei Domenicani con il nome di <b>Padre Pietro Martire<\/b>. Egli considerando il pericolo in cui versava la sede domenicana in Sulmona, costruzione rimasta incompiuta e danneggiata dall\u2019incuria e dal sisma, dedic\u00f2 nel 1572 ogni risorsa per completare la struttura, come ricorda l\u2019iscrizione posta sull\u2019arco trionfale all\u2019interno della navata centrale, sul lato sinistro della chiesa di detta sede: <i>\u201cD.O.M. \u2013 Questo tempio dedicato a San Domenico ricevemmo costruito dalla piet\u00e0 di Carlo II e di Re Ludovico, e restaurato dalla piet\u00e0 di Giovanni, i fratelli Eutruschi, per iniziativa di Gerolamo Arrigo Fiorentino, fecero restaurare per la terza volta, a cui l\u2019eredit\u00e0 del fratello Pietro Martire Tabasso, le rendite annuali del Convento e le elemosine dei Sulmonesi, furono di aiuto cosicch\u00e9 l\u2019opera intrapresa fosse portata avanti sino alla fine, nell\u2019anno del Signore 1572\u201d.<\/i> Questo avvenimento inciso sulla lapide, ricorda come Padre Pietro Martire Tabassi fece ricostruire detto tempio col corrisponderne economicamente.<\/p>\n<p>**<b>Pompeo<\/b>, fratello di Annibale e nipote di Scipione Tabassi, sposato con Delia Del Pezzo dei principi di San Pio e baroni di San Magno, fu anch\u2019egli familiare e benemerito di re Filippo II molto onorato ed apprezzato come il tutto si pu\u00f2 rilevare dalla copia di Privilegio di detto Sovrano del 19 febbraio 1574.<sup class='footnote'><a href='#fn-218-3' id='fnref-218-3' onclick='return fdfootnote_show(218)'>3<\/a><\/sup><\/p>\n<p>Pompeo si dilett\u00f2, inoltre, nel coltivare la poesia volgare, tanto da essere considerato un precursore dell\u2019Accademia degli Agghiacciati che stava fiorendo in Sulmona. Nella disposizione delle sue ultime volont\u00e0 del 1589, lasci\u00f2 alla Chiesa e Ospedale della SS. Annunziata 340 ducati per far maritare, ogni anno, due orfane e per vestire trenta poveri mendicanti.<\/p>\n<p>Nel 1573 lo stesso Pompeo, con il fratello Annibale, ricevette nel suo palazzo il principe Giovanni D\u2019Austria, figlio dell\u2019imperatore Carlo V, mentre attravers\u00f2 Sulmona per recarsi nella citt\u00e0 dell\u2019Aquila, dove era sua sorella Margherita che ne era governatrice. Il principe si trattenne come loro ospite per diversi giorni, assistendo alla festa che era solita celebrarsi nel giorno dell\u2019Assunta, quando per le vie sfilavano i carri trionfali addobbati di confetti.<\/p>\n<p>**<b>Flaminio<\/b> (1555-1609), figlio di Scipione, divenne famoso per la grande esperienza e passione delle armi tanto che nel 1603 fu Capitano della Nuova Milizia del Dipartimento di Chieti sotto il Governo del vice re e Capitano Generale il Conte di Benevento Giovannantonio Pimentel <sup class='footnote'><a href='#fn-218-4' id='fnref-218-4' onclick='return fdfootnote_show(218)'>4<\/a><\/sup>\u00a0come si vede dalla di lui patente registrata nella Scrivania di Razione il 28 ottobre 1603. Nell\u2019epitaffio della sua sepoltura, esistente sulla parete destra dell\u2019altare Tabassi presso la reale chiesa della SS. Annunziata in Sulmona, si legge: <i>\u201dD.O.M. A Flaminio Tabassi per circa ventisei anni preposto al comando della milizia, sia a Triveneto che a Chieti, affinch\u00e9 goda l\u2019eterna pace, nato prima di mezzogiorno del ventinove del mese di agosto 1555. Mor\u00ec il giorno quattro del mese di gennaio 1609 al tramonto del sole. <\/i><i>Giovannantonio Tabassi U.I.D. canonico e protonotario apostolico, nipote mestissimo, pose\u201d.<sup class='footnote'><a href='#fn-218-5' id='fnref-218-5' onclick='return fdfootnote_show(218)'>5<\/a><\/sup> <\/i><\/p>\n<p>Avvocato letterato, oltre alla passione delle armi, Flaminio, fu il custode ed il maggior responsabile delle armi, che venivano conservate presso la SS.\u00a0 Annunziata di Sulmona che appartenevano ai cavalieri sulmonesi partecipanti ai vari tornei.<\/p>\n<p>**<b>Annibale<\/b> junior (1583-1648), onorato da re Filippo IV di Spagna in qualit\u00e0 di regio <b>\u201cfamiliare e commensale\u201d<\/b>, mediante reale privilegio firmato in data 3 giugno 1626, dichiarandolo <b>\u201cfedele e diletto\u201d<\/b> al pari dei suoi antenati.<sup class='footnote'><a href='#fn-218-6' id='fnref-218-6' onclick='return fdfootnote_show(218)'>6<\/a><\/sup> Possedette molte rendite tra cui la baronia di Civitaluparella cedutagli dal barone Melucci con pubblico strumento del 1601. Nel 1628 divenne procuratore della SS. Annunziata, e come procuratore generale del principe Marcantonio Borghese, riscosse da tale Giulio de Vecchi la somma di 1.124 ducati in favore dello stesso principe. Nel 1630 divenne Governatore di Sulmona.<sup class='footnote'><a href='#fn-218-7' id='fnref-218-7' onclick='return fdfootnote_show(218)'>7<\/a><\/sup> \u00a0Annibale ebbe due mogli: Giovanna Sanit\u00e0 e Caterina\u00a0 Trasmondi. Al pari dei suoi antenati gli si concesse di portare armi per propria difesa ed una scorta armata.<\/p>\n<p>**<b>Scipione<\/b> junior (1599-1663), avvocato e letterato, amante delle armi e appassionato per i giochi equestri, vinse vari tornei cavallereschi a Sulmona e per ultimo, prima che questi giochi finissero definitivamente per mancanza di cavalieri disposti a combattere e rischiare la propria vita, nel 1643 vinse l\u2019ultima Giostra Cavalleresca, guadagnando cos\u00ec il primo premio che consisteva in una medaglia d\u2019oro munita di catena e con le lettere incise S.M.P.E. dello stemma di Sulmona (dal verso di Ovidio Nasone \u201cSulmo Mihi Patria Est\u201d). In tale occasione, gli altri giostratori furono i nobili Gio.Battista, Camillo e Gio.Andrea\u00a0 Mazara, Gio.Giacomo, Francescantonio e Muzio Sardi, il cavaliere napoletano Scipione Aldana e Alfonso Sanit\u00e0. I giudici furono Carlo d\u2019Afflitto cavaliere napoletano e Giovanni De Capite, patrizio sulmonese. L\u2019armatura ageminata d\u2019oro che Scipione Tabassi indossava, fu conservata sino ad un secolo fa da Francesco Tabassi, del ramo di Sulmona, nel suo palazzo. Molti che a quel tempo ammirarono e apprezzarono questa corazza ne hanno conservato memoria. Francesco aveva anche un celebre ritratto di Scipione indossante la famosa armatura. In conformit\u00e0 di una lettera si ipotizza che la suddetta armatura sia stata venduta ad un inglese e portata probabilmente al Museo di Londra.<\/p>\n<p>**<b>Domenico Antonio<\/b> senior (1632-1729), discendente in linea diretta dagli antichi signori Tabassi (e precisamente da Benedetto), barone di Musellaro nel 1659, si ammogli\u00f2 con Donna Anna Ricci-Maffei, nipote cugina del\u00a0 Sommo Pontefice Clemente X. Per i suoi meriti di distinto cavaliere, era tenuto in cos\u00ec grande considerazione dalla regnante Dinastia Spagnola che, con Diploma Capitolino del 23 Marzo 1662, fu elevato al grado di Cittadino Romano nell\u2019Ordine Senatorio e considerato al pari dei Patrizi. Questo Privilegio era esteso a tutti i rami Tabassi e a tutti i suoi discendenti in perpetuo.<\/p>\n<p>**<b>Teodoro Marcantonio<\/b> (1636-1728), fratello del barone Domenico Antonio Tabassi espatri\u00f2 da Sulmona ed and\u00f2 a stabilirsi a Napoli, dove spos\u00f2 Luisa Torno Aldana, ricca nobildonna di quella citt\u00e0 e\u00a0nipote del Generale spagnolo Juan de Aldana. Dopo la morte di sua moglie avvenuta nel 1709, Don Marcantonio rimasto vedovo, lasci\u00f2 Napoli e fiss\u00f2 la sua dimora definitivamente a Capua. Anch\u2019egli come suo fratello Domenico Antonio ottenne la Cittadinanza romana, con Diploma del 20 luglio 1663. Notizie di lui riferiscono che era annotato nei registri parrocchiali di San Giovanni dei Nobiluomini con il titolo di Patrizio di Sulmona.<\/p>\n<p>**<b>Diego<\/b> o Indaco (1641-1697), visse per molti anni presso la Corte Pontificia romana, dotto e virtuoso soggetto al punto che fu ammesso nel 1667 quale conclavista nell\u2019 elezione di Papa Clemente IX e dal medesimo nominato Conte\u00a0Palatino e Cavaliere romano con grandi benefici tra cui quello di appartenere alla <b>\u201cfamiliarit\u00e0 papale\u201d<\/b>.<\/p>\n<p>Fu Cappellano di re Carlo II che con Diploma spedito da Madrid il 26 agosto 1685, gli concesse a titolo di pensione la \u201cCatapania\u201d della citt\u00e0 dell\u2019Aquila, vita sua natural durante.<\/p>\n<p>Inoltre il 22 aprile 1685, in risposta ad una lettera di Diego, dove si supplicava di ottenere una rendita ecclesiastica per il bene della Santa Chiesa e per il sostentamento suo e di altri fratelli poveri, lo stesso re Carlo sped\u00ec una missiva di questo tenore: <i>\u201cMi \u00e8 stato comunicato da Voi, Abate Don Diego Tabassi, mio Cappellano d\u2019onore che Voi siete nella citt\u00e0 di Sulmona, nel mio Regno di Napoli e che i vostri antenati\u00a0 mi\u00a0 hanno servito\u00a0 in guerra ed\u00a0 in pace\u00a0 con fedelt\u00e0 e lealt\u00e0 e particolarmente il reggente Merlini e Don Pompeo Tabassi, capitano di Fanteria, vostri zii e il barone di Musellaro Domenicantonio Tabassi, vostro cugino e Francescantonio Tabassi, vostro fratello germano che attualmente \u00e8 qui con me per governare la citt\u00e0 di Chieti. Nel mio Regno di Napoli tutti hanno consumato il loro patrimonio nel mio Reale servizio lasciando Voi e gli altri fratelli poveri, con pochi mezzi per il sostentamento. Essendo stato supplicato e considerando quanto mi \u00e8 stato riferito, si \u00e8 deciso di concederVi quello che appartiene al Regno di Castiglia per poter ottenere quattrocento ducati di rendita ecclesiastica, con il consenso del Regno Funta en Cortes, dispensato da qualsiasi ordine che proibiva quanto detto prima. Oggi d\u00f2 e concedo a Voi, Abate Don Diego Tabassi, la licenza di venire e risiedere nei miei Regni di Castiglia \u2013 Leon e Granada per poter avere la quantit\u00e0 di quattrocento ducati di rendita ecclesiastica in benefici canonici o pensioni se qualche Chiesa, Cattedrale o Collegiata ne avesse bisogno.<\/i><\/p>\n<p><i>Mando al mio Consiglio \u2013 Presidenti e Organizzatori, alla Cancelleria dei miei Regni che osservino e facciano osservare questa mia \u201cCedola\u201d e ci\u00f2 che contiene.<\/i><\/p>\n<p><i>Dichiaro che io stesso a Voi Don Antonio de Benavides e Bacan, per grazia di Dio e della S. Chiesa di Roma e Patriarca delle Indie, Cappellano ed elemosiniere di Sua Maest\u00e0 il Re mio Signore, del Suo Consiglio, del Commissario della Santa Crociata e rendiamo grazie in tutti i Regni e Signorie, Ordinario Ecclesiastico della Cappella Reale della casa di Sua Maest\u00e0.<\/i><\/p>\n<p><i>Certifichiamo che Don Diego Tabassi, Cappellano d\u2019onore di Sua Maest\u00e0, \u00e8 un Sacerdote di buoni costumi e che, dal giorno in cui ricopre questo incarico, ha servito Sua Maest\u00e0 celebrando la S. Messa nel suo reale Oratorio, facendo funzioni pubbliche nella Cappella reale e nelle Chiese con puntualit\u00e0 e perch\u00e9 consti l\u00e0 dove convenga che vada. Vi mandiamo la presente lettera firmata dalla Nostra mano e timbrata col timbro delle nostre Armi\u201d<\/i>.<sup class='footnote'><a href='#fn-218-8' id='fnref-218-8' onclick='return fdfootnote_show(218)'>8<\/a><\/sup> \u00a0Diego Tabassi, inoltre, assieme ai fratelli Francescantonio e Giacinto, ottenne il 23 maggio 1662 la <b>\u201ccittadinanza romana\u201d, <\/b>concessagli dai nobili uomini Francesco Capizucchi, Achille Maffei ed Urbano Rocci, Conservatori del Comune di Roma. Diego fu pure Cappellano d\u2019onore di Maria d\u2019Austria ed ebbe facolt\u00e0 di armare, in nome di detta Regina, cavalieri di tre ordini diversi: quello di San Giacomo della Spada, quello di Calatrava e quello di Alcantara.<\/p>\n<p><i>**<\/i><b>Giovanni Antonio II<\/b>\u00a0(1661-1736),\u00a0 figlio di Giovanni Lorenzo III e di Maria Tabassi. Questo ramo collaterale a quello dei baroni di Musellaro ebbe grande e notevole importanza storica perch\u00e9 produsse uomini illustri che lo rappresentarono in ogni tempo. Assunse corona, stemma e distinzione araldica dimostrando il proprio status nobiliare.Il sopra nominato Giovanni Antonio prese in moglie una sua parente, figlia\u00a0di Francesco Antonio Tabassi, Donna Geronima (n.1686), la quale era erede universale dello zio Diego, come si rileva dal testamento del 6 aprile 1697. Da tale connubio, si desume la volont\u00e0 di unificare i rami collaterali del casato per rafforzare i vincoli di parentela ed acquistare un maggiore prestigio.<\/p>\n<p>Questo desiderio era espresso proprio nel testamento di Don Diego, che impose a sua nipote Geronima una condizione per acquisire la sua eredit\u00e0: quella cio\u00e8 di sposare un rappresentante di Casa Tabassi, e cos\u00ec fu. Giovanni Antonio e sua moglie Geronima vissero splendidamente, assieme ai loro figli, nel palazzo ereditato in via Mazara a Sulmona. I suoi discendenti, poi, si trasferirono a Celano e Pescina per passare, in seguito, definitivamente a Chieti e Lama dei Peligni dove tutt\u2019ora risiedono.<\/p>\n<p>Tra i figli di Giovanni Antonio \u00e8 da ricordare <strong>suor MARIA GIOVANNA<\/strong> (n 1717), badessa delle Clarisse di Sulmona che, insieme alle consorelle,<strong> prima che in Sulmona fiorissero le varie industrie cofettiere<\/strong>, produceva in maniera artigianale i <strong>confetti<\/strong>. Ancora oggi suor Maria Giovanna \u00e8 ricordata per aver ideato, <strong>per prima<\/strong>, il confetto ripieno di rosolio (specie di liquore).<\/p>\n<p>**<b>Filippo Antonio<\/b> (1673-1753), che vest\u00ec l\u2019abito di monaco celestino con il nome di padre <b>Ramiro<\/b>, assunse il ruolo di Abate Generale. Fu, inoltre, Docente di filosofia e teologia in varie Badie, tra cui Corropoli, Chieti e Campli, dove si spense nel 1753.<\/p>\n<p>Nella riforma che fece il Sacro Supremo Consiglio nell\u2019anno 1774 sulla Nobilt\u00e0 di Sulmona, prima che questa fosse concessa in feudo perpetuo alla Casa dei Principi Borghese, la famiglia Tabassi si vede ascritta tra le famiglie di Nobilt\u00e0 generosa che in quella citt\u00e0 esistevano, come si fa chiara luce dal Certificato estratto dai libri del Governo di Sulmona. Prima ancora, nel 1574, ricalcando i Catasti del 1443, fu approntato uno speciale libro o registro in cui furono annotate le famiglie godenti nobilt\u00e0. Tra queste vi era la famiglia Tabassi alla quale, insieme solo ad altre sette famiglie nobili di Sulmona, spettava il titolo di \u201cNobile di Sulmona\u201d.<sup class='footnote'><a href='#fn-218-9' id='fnref-218-9' onclick='return fdfootnote_show(218)'>9<\/a><\/sup><\/p>\n<p>**<b>Giovanni Lorenzo IV<\/b>\u00a0(n.1689). Protonotario apostolico, nel 1715 fu designato giudice del Sinodo diocesano che era stato convocato dal Vescovo Bonaventura Martinelli, dottore U.I.D. divenne consorte di Saveria Monti-Porcinari di nobile estrazione aquilana.<\/p>\n<p>**<b>Saverio Ciro <\/b>(1705-1754), Cadetto del Reggimento Provinciale Campagna all\u2019epoca di re Ferdinando IV. Mastrogiurato nel 1735 e nel 1740 e sindaco di Sulmona negli anni 1745-1752, contribu\u00ec alla stesura del Catasto onciario di Sulmona del 1754.<\/p>\n<p>**<b>Cristoforo<\/b> senior (1759-1834), nipote di Giovanni Antonio II\u00a0e Geronima Tabassi, nacque a Celano e prese in moglie Angela Maria dei marchesi Mazara di Sulmona. Egli, oltre ad aver ereditato il patrimonio paterno di Sulmona con l\u2019intero palazzo Tabassi in via Mazara, le terre varie e le numerose fabbriche, in qualit\u00e0 di erede universale e particolare della zia, la baronessa di Prezza Maria Tomasetti, per testamento mistico di quest\u2019ultima in data 24 agosto 1808 <strong>(vai al <a title=\"Il feudo di Prezza\" href=\"http:\/\/www.giovannitabassi.it\/?page_id=452#testamento_tomassetti\">testamento<\/a>)<\/strong>, eredit\u00f2 anche il ricco patrimonio dei baroni Tomasetti, le loro terre, i loro fabbricati ed il palazzo baronale di Pescina. Anche il feudo di Prezza gli sarebbe spettato, ma poich\u00e9 la feudalit\u00e0 era stata ormai abolita, il feudo, come del resto tutti gli altri feudi, rimase un puro predicato nobiliare. La nobilt\u00e0 ereditiera fu per\u00f2 conservata per cui Cristoforo Tabassi da quel momento in poi form\u00f2 la sua Casa baronale facendo pubblico e pacifico uso del titolo di barone di Prezza senza aver mai chiesto il riconoscimento regio.<\/p>\n<p>Anche\u00a0molte altre famiglie, che\u00a0godevano di titoli nobiliari con (motu proprio),\u00a0non chiesero\u00a0mai il Regio Assenso.\u00a0La continuata attribuzione di titoli e trattamenti nobiliari dovette far sembrare, a queste, poco appetibile l&#8217;idea di raccogliere documenti per ottenere ci\u00f2 che di fatto gi\u00e0 si aveva, ossia il possesso pubblico e pacifico di uno status particolare, ancorch\u00e9 solo onorifico.<\/p>\n<p>Quindi Cristoforo\u00a0non chiese mai il Regio Assenso, n\u00e9 lo chiesero in seguito, i suoi discendenti. Il motivo dipese anche dal fatto che, nel 1815, rientrata la Dinastia Borbonica con Ferdinando IV re delle due Sicilie sul trono partenopeo, dopo il tramonto dell\u2019astro napoleonico, questo ramo Tabassi, che meditava idee d\u2019indipendenza, di libert\u00e0 ed unit\u00e0 di patria, si era schierato, poco dopo l\u2019eversione\u00a0della feudalit\u00e0, prima con i movimenti Carbonari e poi con i re napoleonici come Gioacchino Murat, per combattere e cacciare via dal Regno di Napoli la Casa Borbonica <i>\u00a0<b>(ricordiamo gli eroi del risorgimento italiano Giampietro e Panfilo Tabassi, figli di Cristoforo )<\/b><\/i>, ed in parte dipese, dalle vicende dolorose che la famiglia dovette affrontare negli anni che seguirono, per cui Cristoforo Tabassi ed i suoi\u00a0si accontentarono di\u00a0fare l&#8217;uso di\u00a0detto titolo solamente in base al suo possesso pubblico e pacifico. Ancora oggi, questo titolo \u00e8 rilevabile storicamente dai vari documenti prodotti nel tempo. Alla morte, che avvenne il 27 luglio 1834 il suo corpo venne tumulato nella chiesa di San Giovanni Battista\u00a0 a Celano.<\/p>\n<p>**<b>Domenico Antonio<\/b> (1824-1893), barone di Musellaro sposato con Angela Teresa Tabassi, fu personaggio eminente di grande prestigio ed importanza. Sindaco nobile di Sulmona dal 1862 al 1865, fu socio promotore, insieme a moltri altri, del giornale \u201cLa Gazzetta di Sulmona\u201d, giornale che divenne famoso per le rubriche di storia, di letteratura e finanza. Domenico Antonio si distinse, inoltre, per la \u201ctoponomastica e per le storie cittadine\u201d. Nel 1876 fu eletto nuovamente sindaco di Sulmona fino al 1879.<\/p>\n<p>**<b>Raimondo<\/b>, fu militare ai tempi di Ferdinando IV, prima nel Reggimento Agrigento, poi tra i Cadetti del Real Campagna, di cui\u00a0potevano far parte solo cavalieri che avessero dato prova di vera ed antica nobilt\u00e0, secondo una legge dello stesso Re. Cos\u00ec in virt\u00f9 di una Relazione (vedi pag. 315) pot\u00e8 far parte di quel Reggimento,\u00a0fornendo le necessarie prove di generosa nobilt\u00e0. Dopo essersi congedato col grado di capitano, ritorn\u00f2 nella sua citt\u00e0 senza lasciare discendenza.<\/p>\n<div class='footnotes' id='footnotes-218'>\n<div class='footnotedivider'><\/div>\n<ol>\n<li id='fn-218-1'> Diploma di Re Alfonso del 28 marzo 1437. F. Mugnos, (op. cit.), pag. 475.  <span class='footnotereverse'><a href='#fnref-218-1'>&#8617;<\/a><\/span><\/li>\n<li id='fn-218-2'> I. Di Pietro, (op. cit.), pag. 143. <span class='footnotereverse'><a href='#fnref-218-2'>&#8617;<\/a><\/span><\/li>\n<li id='fn-218-3'> Privilegio di Re Filippo II del 19 febbraio 1574. <span class='footnotereverse'><a href='#fnref-218-3'>&#8617;<\/a><\/span><\/li>\n<li id='fn-218-4'> Patente del Vicer\u00e8 e del Capitano Generale Conte di Benevento del 28 ottobre 1603, Registrata nella Scrivania di Razione. <span class='footnotereverse'><a href='#fnref-218-4'>&#8617;<\/a><\/span><\/li>\n<li id='fn-218-5'> F. Mugnos, (op: cit.), pag. 477- I Di Pietro, Memorie Istoriche Degli Uomini Illustri, pag. 62. <span class='footnotereverse'><a href='#fnref-218-5'>&#8617;<\/a><\/span><\/li>\n<li id='fn-218-6'> G. Campanile, (op. cit.), pag. 246 \u2013 I. Di Pietro, (op. cit.), pag. 152 \u2013 F. Mugnos, (op. cit), pag. 476. Privilegio di Re Filippo IV del 3 giugno 1626, registrato in Cancelleria.  <span class='footnotereverse'><a href='#fnref-218-6'>&#8617;<\/a><\/span><\/li>\n<li id='fn-218-7'> Sardi de Letto 1972-83, I, pag. 123, nota 318. <span class='footnotereverse'><a href='#fnref-218-7'>&#8617;<\/a><\/span><\/li>\n<li id='fn-218-8'> Missiva di Re Carlo II del 22 aprile 1685, Archivio Tabassi, Dossier n. 3 <span class='footnotereverse'><a href='#fnref-218-8'>&#8617;<\/a><\/span><\/li>\n<li id='fn-218-9'> G. Rivera, Relazione storica della Nobilt\u00e0 Civica o Patriziale della citt\u00e0 di Sulmona, da pag. 53 a pag. 56. <span class='footnotereverse'><a href='#fnref-218-9'>&#8617;<\/a><\/span><\/li>\n<\/ol>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giovanni Lorenzo I,\u00a0contemplato tra i Consiglieri di stato e di guerra di re Alfonso e di re Ferdinando D\u2019Aragona. 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