La giostra cavalleresca

Sin da tempi antichi si teneva a Sulmona un tipico torneo medievale, la “Giostra cavalleresca”, di cui, nel 1583, il barone Cornelio Sardi, marito di donna Aloisia Tabassi, ordinò e codificò le regole nei suoi “Capitoli della Giostra”.

Essa si svolgeva nella piazza del mercato due volte l’anno: il 25 marzo, cioè nel giorno dell’Annunciazione e il 15 agosto nel giorno dell’Assunta.

Vi convergevano dal Piano Cinque Miglia i mercanti provenienti dai cinque casali: della Taverna, Colleguidoni, S. Antonio, S. Egidio, Madonna del Casale o di Mascatena.

La manifestazione era occasione di svago per tutta la popolazione che animosamente incitava il proprio cavaliere favorito.

Al torneo partecipavano solamente cavalieri di famiglie nobili, che col proprio armamentario si scontravano cruentemente, anche se l’uso della lancia “cortese” dalla punta protetta limitava più o meno i danni.

Nel 1643, SCIPIONE Tabassi junior (1599-1663), avvocato e letterato, amante delle armi e appassionato per i giochi equestri,  vinse vari tornei cavallereschi a Sulmona e per ultimo, prima che questi giuochi finissero definitivamente per mancanza di cavalieri disposti a combattere e rischiare la propria  vita, nel 1643 vinse l’ultima Giostra, guadagnando così il primo premio che consisteva in una medaglia d’oro munita di catena e con le lettere incise S.M.P.E. dello stemma di Sulmona. (dal verso di Ovidio Nasone “Sulmo Mihi Patria Est”). In tale occasione, gli altri giostratori furono i nobili uomini Gio.Battista, Camillo e Gio.Andrea Mazara, Gio.Giacomo, Francescantonio e Muzio Sardi, il cavaliere napoletano Scipione Aldana e Alfonso Sanità. I giudici furono Carlo d’Afflitto, cavaliere napoletano e Giovanni de Capite, patrizio sulmonese.1  Nel 1640, Scipione, ebbe la carica di Governatore di Roccaraso al servizio di Matteo Marchesano barone di Castel del Giudice. 2 L’armatura, ageminata d’oro, che Scipione Tabassi indossava, fu conservata sino ad un secolo fa da Francesco Tabassi, del mio ramo di Sulmona, nel suo palazzo; molti, che a quel tempo ammirarono e apprezzarono questa corazza, ne hanno conservato memoria. Francesco aveva anche un celebre ritratto di Scipione indossante la famosa armatura. In conformità ad una lettera del mio archivio privato, s’ipotizza che la suddetta armatura sia stata in seguito  venduta ad un inglese e portata probabilmente al Museo di Londra. 3

Gli Atti della Giostra venivano conservati dal barone Domenico Antonio Tabassi in Sulmona,  le cui regole, erano dette anche “capitolazioni”.

  1. I. Di Pietro, (op. cit.), pag. 253.
  2. F. Maiorano, (op. cit.), pag. 233.
  3. Lettera spedita dal barone Domenicantonio Tabassi di Sulmona a Giampietro Tabassi di Lama dei Peligni, il 18 gennaio 1860, Archivio Tabassi, Dossier n. 2.

 

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